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lunedì 10 marzo 2008
D come donna
Sabato. Via Indipendenza è invasa dagli ammalati di shopping. Volevo fare una passeggiata. Al diavolo, mi sposto al centro della strada e incomincio a pedalare verso casa. Evito un autobus assassino, un motorino mi sorpassa, la miss ossigenata che arranca davanti a me cade. Per poco non la travolgo. Non può pretendere di andare in bicicletta in mezzo a questo traffico con la mini aderente e la Tour Eiffel sotto la suola degli stivali. Cavoli suoi, che si rialzi se ci riesce. D di donna, d come deficiente. Naturalmente mi fermo. Tutto bene? Sollevo lei e lo sguardo, cerco la bicicletta: non la trovo più. Punkabbestia? No, cinquanta, cento, duecento donne che sfilano brandendo mazzolini di mimosa.
Sabato 8 marzo. Festa della donna. Una ragazza urla al mio fianco. Ha i capelli ossigenati come la fatalona che ho appena raccolto dall'asfalto, ma questa volta la seduzione ha ceduto il passo allo spirito di classe. D di donna, d come diritti. Lancia il suo mazzolino. Fiori come molotov. Bombe profumate contro la riforma della 194. Mettete dei fiori nei vostri cannoni. Anche gli slogan si evolvono. C'est la communication, mon Dieu. Un megafono gracchia. Dfifendiamo la legge, difendiamo la possibilità di scelta. Rincorro il corteo (e la mia bicicletta) fino in Via Rizzoli. Una catena di poliziotti ferma il biscione. Manganelli nelle mani e astio nello sguardo. Di qui non si passa. D di donna, d come delinquente.
Sabato 8 marzo, festa della donna, ore 21.30. Risuonare di tacchi, uomini a caccia, pub affollati. D di donna, d come Dai che brindiamo!, d come Dai che stasera si cucca.
È bionda anche lei, siede al tavolo vicino al nostro, aspetta nervosa. Ti prego, fa' che non mi dia buca. D di donna, d come disperazione. Tamburella con le dita sulla tovaglia, poi le rughe di preoccupazione si sciolgono in un sorriso. Arrossisce: lui è comparso sulla porta, tra le braccia una cascata di batuffoli gialli. Scusaperilritardoamorecomeseibellastasera. D di donna, d come deliquio.
Sabato 8 marzo, festa della donna, cuccagna dei fiorai. Possibile che sia necessaria una mimosa per ricordarci di difendere i nostri diritti e per farci accorgere di essere amate?
Pubblicato alle 11:13
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lunedì 3 marzo 2008
Pallone in testa o la testa nel pallone?
Sole negli occhi, margherite, zucchero filato e ritmi di bonghi: nei Giardini Margherita è scoppiata la primavera. Leggo. Lotto contro il vento caldo che stanotte ha ripulito il cielo dalle nuvole e che adesso gioca con le pagine del mio libro. Un dolore acuto mi rimbomba in testa. Pallaaaaaaaaa! Alzo lo sguardo, quella non è una palla, è un macigno. Non preoccuparti, può capitare. Corre via, la coda di rasta gli pesa sulle spalle nude. Due ragazze ridono, indicano i pantaloni di un passante. Uno spintone, adesso si rotolano nell'erba. Ma sei proprio affamata! I bambini strillano dallo scivolo, le mamme petulano dalle panchine. Due innamorati si baciano, tre amici cantano e si dividono quello che rimane di una Heineken. Formiche. Non riesco a pensare ad altro che alle formiche. Ognuno è preso dal suo raggio di sole domenicale e si è già dimenticato della nebbia feriale.
Sarebbe così calda la primavera se non ci fosse gennaio?
Pubblicato alle 0:52
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domenica 2 marzo 2008
Terremoti, caffettiere, marinai e colpi di fulmine
Oggi undici scosse di terremoto hanno investito la provincia di Firenze. Le quattro più intense (due hanno toccato magnitudo 4.2 della Scala Richter) sono state registrate anche in Emilia, sull'Appennino e a Bologna. Le notizia è stata confermata dall'Ansa e diffusa da giornali e telgiornali, ma in Via Santo Stefano 128 al primo piano non è arrivata. La terra ha tremato sotto il mio letto alle 8.43: stavo facendo colazione da Starbucks a New York tra la 22nd Street e la 6th Ave. Non ero vigile, non me ne sono accorta perché ho il sonno pesante.
Seconda scossa: ore 9.43, a un'ora dalla precedente. Precisione cronometrica. Supermercato. Il carrello non ha sbandato, né hanno tremato le bottiglie di birra sugli scaffali. Il cane dell'accattone fuori dalla porta a vetri non ha guaito. Dormiva della grossa: si sa, gli animali i fenomeni tellurici li sentono molto più di noi.
10.36, terza scossa d'assestamento. La caffettiera del masochista assorbiva tutta la mia attenzione. Pensavo all'ergonomia del mio forno a microonde e della teiera di Norman, non avrei potuto di certo sentire che il pavimento tremava sotto il tavolo. Tavolo che, riferisco per dovere di cronaca, è tenuto assieme da un numero esiguo di chiodi, ventisei, piantati qui e là secondo la logica del forse resisterà. Tavolo che trema se qualcuno ci passa a fianco o ci appoggia un bicchiere. Ma che non si muove in presenza di uno sciame sismico (Il Resto del Carlino, sic).
Ore 11.42, lo ammetto, stavo bighellonando in Internet e perdendo tempo in chat. Computer appoggiato sul mobile della cucina, quello dove ci sono la frutta e le merendine perché sono abbastanza bassi da stare in equilibrio e se cadono non provocano catastrofi come l'oliera. Computer appoggiato su un mobile mobile tutt'altro che stabile, quindi. Lo schermo non poteva tremare a causa del terremoto, perché stava già ondeggiando per la forza delle mie dita sulla tastiera.
Ore 21.40, anzi, 43. Pizzeria Il Veliero, Via Milazzo 11/a. Sto ricordando i bei vecchi tempi, quella volta in cui, il giorno del funerale della sua compagna, Engels ha tenuto il broncio a Marx che gli aveva chiesto un prestito invece di fargli le condoglianze. Entrano quattro ufficiali di marina in uniforme completa e impeccabile (avranno scelto il locale dal nome?). Parlano animatamente: La seconda scossa è stata la più forte, no, io ho sentito di più quella delle undici e mezza. Cado dalle nuvole. Mario si è svegliato di soprassalto stamattina, Francesca ha già studiato un piano d'evacuazione che tiene conto del tempo di riavvolgimento delle persiane avvolgibili elettriche della sua camera da letto.
2.43, tanto per cambiare. Chiudo a chiave il cancello, abbatto il portone, bevo (buona la pizza, ma un po' troppo salata) e lancio le scarpe in fondo al corridoio. Mi accingo a spegnere il computer, ma prima controllo la posta. E, visto che ci sono, cerco una conferma sulla realtà del terremoto. Repubblica apre con la notizia del giorno: si è concluso il Festival di Sanremo. Giò Di Tonno e Lola Ponce hanno stregato la giuria con un colpo di fulmine, la Tatangelo ama Gigi e viene fischiata, Tricarico insulta Chiambretti, Frankie Hi-Nrg litiga con la giuria. Non posso fare a meno di pensare di essere stata graziata da Gaia, lei sapeva che mi ero dimenticata del Festival e che non avrei capito il motivo del suo rabbrividire.
Pubblicato alle 3:11
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sabato 1 marzo 2008
Hello world (da una finestra)
Da una decina di minuti ero seduta davanti al computer e osservavo la scatola vuota del mio blog. Sindrome del foglio bianco? No, solo un po' di emozione e una dose di titubanza. Mi ripetevo che serviva un post davvero speciale per inaugurare questa pagina sotto i migliori auspici, ma più pensavo meno riuscivo a catturare le parole adatte.
Ho deciso di spegnere il computer, mi sono alzata. Non ci ho messo molto ad accorgermi di essere nella stessa posizione di Galarina, la donna qui sopra, in mezzo al titolo del blog. Braccia appoggiate sul mobile appena sotto la finestra della cucina, schiena leggermente curva e sguardo perso nella notte.
Mi sono sempre identificata con quest'immagine, mi piace la sua leggerezza. E ora mi piace pensare a questo spazio come alla trascrizione dei pensieri che mi occupano la mente quando, ferma, osservo il mondo che corre davanti a me.
Perciò vorrei che le mie parole fossero la smentita a quelle del professore che sosteneva che è impossibile esprimere la propria identità in rete. Perché, diceva, la tentazione di presentarci come persone migliori, o semplicemente come vorremmo essere, ci porterà sempre a mentire.
Spero che questa sia la prova che manda all'aria una teoria; spero insomma di riuscire a stupirvi con effetti speciali del tutto reali.
Al prossimo post!
Pubblicato alle 0:59
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