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martedì 7 aprile 2009
Cuore gialloblù
Lunedì 7 aprile 2009. Oggi una scossa di terremoto ha devastato la provincia de L'Aquila. Più di centocinquanta i morti, millecinquecento feriti, settantamila sfollati. 5.8 gradi di magnitudo: l'Abruzzo è in ginocchio, Onna il paese cancellato dalle mappe. I giornali parlano di bollettino di guerra, le radio raccontano la tragedia imprevedibile, la tv afferma: Chi legge il radon lo sapeva .
Ore 3.32, la terra tremava e io dormivo. Vinta dal sonno poco prima, una mano sulla pancia e la destra sotto il cuscino, ero a Bologna su un futon artigianale. Inutile dire che russavo: niente pelez riciclato, niente ronzio della caldaia. Ero sul mio matrimoniale sospeso a metà tra i sogni e la parete. Io dormivo, loro urlavano. Ore 9.25, denuncia in mano, Giuliani s'incazzava o forse gongolava: Io ve l'avevo detto. Mi sono svegliata, la solita testata nelle travi del tetto Quanto traballa il materasso, non regge il mio peso, di qui crollerò. Mi sono girata, me ne sono fregata, e loro morivano. Ore 12.00, I primi feriti negli ospedali romani. Parte la protezione civile da Trento. L'Ansa batte, l'ansia cresce. Venti mezzi, cento pompieri, alcuni forestali sull'autostrada. Io alle prese con la cioccolata d'autore. Lindt, Caffarel, Majani e artigiani; fondente, al latte, bianca. Cestini, fiocchi e speranza. Perché, si sa, gli italiani non rinunciano alla sorpresa. Io (a osservare) ingrassavo, loro accorrevano. Ore 13.17, Barack Obama, Abdullah Gul, Dmitry Medvedev, Hans-Gert Pöttering, Josè Manuel Barroso, Nicolas Sarkozy, Boris Tadi, Anibal Cavaco Silva, Georgy Parvanov, Martin Schulz, Hosni Mubarak. E poi ancora Svezia, Arabia, Germania, Ausria, Grecia, Israele, Paesi Bassi, Polonia, Irlanda, Finlandia, Ungheria, Svizzera, Malta, Estonia. Condoglianze internazionali all'Italia. Pranzato, lanciavo i piatti nel lavello e me giù per le scale. Piazza Duomo, piazza Pasi. Registratore in mano, taccuino pronto: Le notizie ci sono, basta cercarle. Io lavoravo, loro cercavano i dispersi tra le macerie. Ore 20.15, su YouTube il risveglio agitato del Grande Fratello, sisma anche a Roma. Spettacolarizzazione della notizia, notizia spettacolare. Seimilaottocento caratteri: scrivevo. Il Trentino volley ha vinto la Champions league, Magri non c'era. Niente spumante spruzzato, solo slogan cantati fino a togliere la voce. Io raccontavo imprese, per loro ora sopravvivere è un'impresa. Ore 23.57, la terra trema di nuovo. Denti lavati, mi preparo alla notte. Camomilla in mano, il cucchiaio tintinna nella tazza. Mescolo la tisana e rimesto insani pensieri: Il senso di colpa dell'Itas, che non ha festeggiato. Sa che le grida dei fan hanno svegliato Gaia. E che la Terra non ha potuto evitare di battere le mani quando ha visto la coppa europea colorarsi di giallo e blu. |
Marta Romagnoli, scissa tra Trento e Bologna, tra la semiotica e il resto del mondo. Il mito di alcuni, l'enigma di molti. Mi perdo in appassionate letture e ardite scritture. Troppo ingenua e molto curiosa, l'unica cosa certa è che spesso mi accorgo di vivere in una barzelletta.
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